De Là Da Mar
Preso in prestito per l’intitolazione di questa collana, il termine De là da mar sta a designare una particolare lingua franca adottata dalla repubblica di Venezia nelle colonie oltremare del bacino Mediterraneo.
Al tempo della Serenissima le compagnie mercantili veneziane che si stabilirono sulle piazze commerciali, esercitarono un influsso linguistico sull’ambiente circostante e, a loro volta, ne furono condizionate. Un fitto scambio di terminologia, soprattutto commerciale e marinaresca, si è prodotto così, per secoli, mettendo in contatto le popolazioni di lingua romanza con arabi, bizantini e turchi (G. Folena).
Ci piace pensare che una sorta di lingua franca De là da mar che abbia funto da collante socioculturale per una realtà aperta ed eterogenea come la Puglia, dove confluenze di popoli e genti, tradizioni e lingue, commerci e scambi, diedero vita a una complessa e ramificata Civiltà artistica ancora in larga parte misconosciuta.
Compito di questa collana pubblicata dall’editore Lupo di Copertino, è appunto quello di analizzare sempre con rigore scientifico e con un pregevole apparato illustrativo, il patrimonio artistico meno noto della regione, dal Medioevo all’età Moderna.
Il target a cui si guarda è un pubblico colto o semplicemente propenso a non ricevere risposte preconfezionate, convinto che nel campo della cultura certe ostentate egemonie di pensiero si dovranno ridiscutere attraverso un confronto aperto e interdisciplinare.
Tra le sfide più importanti che si profilano all’orizzonte dei prossimi studi vi è appunto quella di «abbandonare per un po’ la gerarchizzazione degli artisti e dei centri», «di non considerare con gli occhi di oggi periferico ciò che, un tempo, non lo era» (E. Castelnuovo) e, dunque, di guardare con occhi nuovi, dove ancora non s’è guardato.


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