
“… ma noi cosa potevamo sapere,
se guardavamo in alto immaginando di raggiungere il cielo per liberare il volo sulle ali della nostra fantasia?
Correvamo nei campi spiccando salti incredibili, felici sui nostri piedi di gomma
e ad ogni salto lasciavamo indietro un pezzo del nostro tempo,
catapultati verso la strada del nostro destino…”
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Noi camminiamo al vento, gli occhi storti, soli di fatto e aspri nel respiro.
Nell’essenzialità espressiva di questa raccolta, la poesia appare come suprema dignità del dolore e della solitudine, come cifra di verità difficili e trasfigurazione del quotidiano.
C’è qualcosa di eversivo nelle poesie di Patrizia Ricciardi, un fermento sotterraneo che percorre il linguaggio di ogni giorno che si fa allegoria e percorso.